dichiarazione d'artista Giuliano Cingoli

Nei paesaggi che ritraggo vedo dei momenti di perfezione. Il mio lavoro è coglierli e cercare di riprodurli per renderli visibili anche agli altri.
Più riesco ad essere fedele a quel che vedo, più ottengo un’opera che rispecchia quello che mi ero prefigurato.

Lo studio di come riuscire a rendere identico lo scatto alla mia visione originale, è quello che costantemente perseguo: perché chi guarda non deve incontrare inciampi prospettici, o distorsioni, la visione deve essere il più naturale possibile per permettere di rivivere quell’istante senza difficoltà di interpretazione.

Non rivivere la sensazione che io vivevo, perché l’immagine è soltanto evocativa, suscita un’emozione. L’emozione che ciascuno prova di fronte all’immagine è diversa, io so soltanto di riuscire a creare delle immagini che evocano emozioni.  

Ho scelto la fotografia analogica medio formato per questo, per la sua resa e la sua profondità irripetibile nella stampa da collezionismo fine art. 

Inseguo degli istanti non descritti necessariamente da panorami mozzafiato, ma forme, proporzioni e ombre che spesso vanno al di là del paesaggio stesso, a comporre prospettive astratte irripetibili. Cerco forme nell’immagine al di là dell’immagine stessa, pur restando nell’ambito della fotografia realistica.

Ho scelto la fotografia in bianco e nero proprio per enfatizzare l’aspetto compositivo dell’immagine.