Da quella che era “Diario in cucina”, la rubrica meno impegnativa e meno specifica in cui appuntare esperimenti legati alla vita quotidiana, è nata durante il Lockdown “Non ci resta che la cucina”.

L’attività che rivestiva comunque un ruolo molto importante nella mia vita familiare, ma che era necessariamente lasciata in subordine alle esigenze lavorative e alla normale stanchezza, è diventata un punto fondamentale della vita in Lockdown, sia internamente alla famiglia, sia nei rapporti con amici e parenti divisi da noi.

Cucinare durante il Lockdown mi ha dato la possibilità di approfondire più liberamente una serie di ricerche in cucina che avevo lasciato in sospeso: cambiare ricetta tutti i giorni, accesso limitato alle materie prime, maggiore attenzione nell’evitare gli sprechi sono stati un nuovo stimolo.

Ma, cosa più importante senza voler essere retorico, è come se si fossero ricostituiti dei ritmi familiari, ormai lontani, di cui avevamo ancora memoria diretta, per me risalgono alla vita da bambino, d’estate con la famiglia allargata agli zii e ai cugini, in cui il tempo e i punti di contatto tra tutti i membri della famiglia erano scanditi da colazione, pranzo e cena. A cui si aggiungono l’aperitivo, amici, familiari, a tavola con noi in collegamento digitale.